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Utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) nei prodotti per la sicurezza sul lavoro

Il tema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) nei prodotti per la sicurezza sul lavoro, con i connessi aspetti di tutela della privacy, rappresenta un campo emergente e particolarmente delicato, in cui innovazione tecnologica, diritto del lavoro e protezione dei dati personali si intrecciano in modo profondo.

L’interesse è accresciuto dall’evoluzione normativa europea (si pensi all’AI Act e al GDPR) e dalla crescente disponibilità di tecnologie intelligenti impiegate per monitorare, prevenire e intervenire su situazioni potenzialmente rischiose per la salute e la sicurezza dei lavoratori.


1. Intelligenza artificiale e sicurezza sul lavoro: panorama tecnologico

Le applicazioni dell’IA nei contesti lavorativi a fini di sicurezza sono molteplici e in continua espansione. Le principali tipologie comprendono:

a) Dispositivi indossabili intelligenti (wearables)

  • Braccialetti o caschi dotati di sensori biometrici.

  • Rilevazione di cadute, esposizione a sostanze tossiche, affaticamento.

  • Prevenzione di infortuni tramite alert automatici.

b) Robotica collaborativa (cobot)

  • Macchine capaci di adattarsi ai comportamenti dell’uomo in ambienti condivisi.

  • Prevenzione del rischio meccanico tramite rilevamento in tempo reale dei movimenti.

c) Visione artificiale e IA per il monitoraggio ambientale

  • Sistemi video intelligenti che identificano posture scorrette, aree di rischio, assembramenti non sicuri.

  • IA che elabora dati ambientali (rumore, gas, temperatura).

d) Predictive analytics

  • IA che analizza lo storico di infortuni, condizioni fisiche e comportamentali per prevedere potenziali criticità.

  • Strumenti di “manutenzione predittiva umana”.

Obiettivo comune: trasformare la prevenzione da reattiva a predittiva, migliorando la salute psicofisica e la produttività.


2. Aspetti normativi: il dovere di tutela e il ruolo dell’IA

In Europa, i datori di lavoro sono giuridicamente obbligati ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ai sensi delle direttive europee e di normative nazionali.

In Italia:

  • Art. 2087 c.c.: obbliga il datore di lavoro a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.

  • D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza sul Lavoro): prevede una valutazione dei rischi e l’adozione di misure tecnologicamente idonee.

L’adozione di tecnologie IA può dunque costituire una misura migliorativa, se integrata nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Tuttavia, l’introduzione di IA non è neutrale e può generare nuovi rischi di tipo etico e giuridico, soprattutto in relazione alla sorveglianza dei lavoratori.


3. Il nodo privacy: sorveglianza tecnologica vs dignità del lavoratore

a) Il GDPR e il trattamento dei dati dei lavoratori

L’uso di IA nei luoghi di lavoro implica il trattamento di dati personali e spesso anche dati sensibili (es. dati biometrici o sanitari).

In tal caso, trovano applicazione:

  • Art. 5 GDPR: liceità, minimizzazione, proporzionalità.

  • Art. 6 e 9 GDPR: necessità di base giuridica esplicita (es. obbligo legale in materia di sicurezza o consenso esplicito).

  • Art. 22 GDPR: restrizioni al trattamento automatizzato decisionale, salvo specifiche garanzie.

b) Controllo a distanza e Statuto dei Lavoratori

In Italia, l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970) vieta il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori salvo accordo sindacale o autorizzazione dell’ispettorato, anche se lo scopo è legittimo (es. sicurezza).

È quindi essenziale che l’impiego di sistemi IA non diventi una forma surrettizia di sorveglianza continuativa, ledendo la dignità e la riservatezza del dipendente.


4. Approccio proattivo: come bilanciare innovazione e diritti fondamentali

Per evitare che strumenti concepiti per la sicurezza diventino fonti di tensione e violazione dei diritti, è fondamentale adottare un approccio multidimensionale:

a) Valutazione d’impatto (DPIA) ex art. 35 GDPR

Obbligatoria quando:

  • Si usano tecnologie nuove per trattare dati su larga scala.

  • C’è monitoraggio sistematico o trattamento di dati sensibili.

b) Coinvolgimento delle rappresentanze sindacali

Per concordare:

  • Le modalità d’uso dei dispositivi.

  • La finalità e l’accesso ai dati.

c) Principio di trasparenza e informazione

I lavoratori devono:

  • Sapere quali dati vengono raccolti.

  • Conoscere la finalità e i soggetti che vi accedono.

  • Poter esercitare i propri diritti (accesso, rettifica, opposizione).

d) Design etico dell’IA

Integrare principi come:

  • Privacy by design e by default;

  • Non discriminazione algoritmica (es. evitare bias che colpiscono certi lavoratori);

  • Auditabilià e tracciabilità delle decisioni automatizzate.


5. Esempi concreti e prospettive

Esempi già presenti sul mercato:

  • Exoscheletri intelligenti per ridurre il carico biomeccanico;

  • Sistemi IA per l’analisi dei movimenti nei magazzini (Amazon, UPS);

  • Caschi smart per rilevare sonnolenza o svenimenti in cantiere;

  • IA che monitora stress o burnout tramite vocalità o postura.

Rischi concreti da evitare:

  • Profilazioni indebite.

  • Automatismi che penalizzano o “etichettano” il lavoratore (es. come pigro, rischioso, poco efficiente).

  • Raccolta eccessiva di dati non strettamente necessari.


Conclusione: opportunità e vigilanza costante

L’impiego dell’intelligenza artificiale per la sicurezza sul lavoro costituisce una straordinaria opportunità per rendere i luoghi di lavoro più sicuri, intelligenti e inclusivi. Tuttavia, per evitare che si trasformi in una forma di controllo invasivo, è necessario che datori di lavoro, sviluppatori e autorità di controllo:

  • conoscano i limiti normativi e i principi del GDPR;

  • adottino procedure trasparenti, partecipative e proporzionate;

  • prevedano meccanismi correttivi e garanzie individuali, specialmente nei contesti a rischio (cantieri, logistica, industria pesante).

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