Il diritto al conto corrente è oggi un tema cruciale nel rapporto tra cittadini, imprese e sistema finanziario
Il diritto al conto corrente è oggi un tema cruciale nel rapporto tra cittadini, imprese e sistema finanziario, toccando non solo questioni economiche ma anche diritti fondamentali. Sebbene sia formalmente riconosciuto sia a livello italiano che europeo, nella pratica il diritto è spesso compresso o negato, soprattutto in nome di esigenze di compliance antiriciclaggio, senza trasparenza né garanzie effettive.
🔑 1. Perché il conto corrente è considerato un diritto fondamentale?
Il conto di pagamento di base è un diritto sancito:
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dalla Direttiva UE 2014/92 (recepita in Italia con il D.Lgs. n. 37/2017),
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dal Testo Unico Bancario (art. 126-noviesdecies e ss.),
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e dalle linee guida della Banca d’Italia.
➡️ Il diritto vale per ogni persona fisica legalmente residente nell’UE, anche priva di residenza stabile, a prescindere dalla sua situazione patrimoniale.
Il conto deve permettere funzioni basilari: ricevere e versare denaro, effettuare pagamenti, accedere ai servizi online, ecc.
👉 Secondo la Corte di Giustizia UE e vari organismi ONU, l’accesso ai servizi bancari è condizione essenziale per l’inclusione economica e sociale, specie nel mondo digitale.
🛑 2. Perché le banche rifiutano l’apertura o chiudono i conti? Il fenomeno del “de-risking”
Sempre più spesso le banche, anche italiane, rifiutano l’apertura di un conto corrente o ne dispongono la chiusura unilaterale, invocando:
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l’applicazione del D.Lgs. 231/2007 (normativa antiriciclaggio),
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il rischio reputazionale,
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la mancanza di “adeguata verifica rafforzata” sul cliente.
Questa prassi viene chiamata de-risking, ed è una strategia di difesa in cui le banche, per non incorrere in sanzioni, preferiscono escludere intere categorie di soggetti (stranieri, lavoratori atipici, associazioni, ONG, imprese con operazioni complesse) anche in assenza di indizi concreti di illecito.
📌 Ma il de-risking non è una giustificazione legale, come ribadito anche dalla Financial Action Task Force (FATF): è una distorsione degli obblighi di legge, non una loro applicazione corretta.
⚖️ 3. Come fanno le banche a decidere se sei un cliente “a rischio”?
Le banche utilizzano modelli di scoring automatizzati, algoritmi predittivi e controlli antiriciclaggio basati su:
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nazionalità,
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settore economico,
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movimenti considerati anomali (anche leciti ma “non giustificati”),
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fonti di reddito non “standard”.
Questo approccio – spesso opaco – genera decisioni discriminatorie, difficili da contestare, che non vengono motivate al cliente in nome del divieto di “tipping off” (art. 39 D.Lgs. 231/2007).
🧨 4. Conseguenze per chi viene escluso dal sistema bancario
L’impossibilità di avere un conto bancario significa:
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Esclusione dal lavoro (impossibile ricevere stipendi, fatturare, versare contributi)
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Blocco della vita civile (pagamenti online, utenze, carte, SPID)
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Mancato accesso al credito, ai bonus e alle agevolazioni
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Perdita reputazionale (si viene “etichettati” come sospetti)
In pratica, chi non ha un conto corrente è fuori dal circuito economico e sociale, anche se non ha commesso alcun illecito.
🛡️ 5. Come difendersi se la banca ti rifiuta o chiude il conto?
Il cittadino ha pochi strumenti, ma non è del tutto indifeso:
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È possibile fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) per contestare chiusure arbitrarie o mancata apertura senza motivo.
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È possibile chiedere l’apertura di un conto di base gratuito, che le banche non possono rifiutare senza giustificato motivo (art. 126-undecies TUB).
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Si può anche presentare reclamo formale alla Banca d’Italia o al Garante Privacy, se si sospetta un trattamento scorretto o eccessivo dei propri dati.
Ma nella prassi, le banche motivano i dinieghi con “profilo di rischio”, e nessuna norma le obbliga a fornire una motivazione trasparente.
🏛️ 6. Riforme necessarie per un diritto effettivo al conto corrente
Per rendere effettivo il diritto al conto bancario servono:
✅ 1. Un diritto soggettivo e oppositivo all’apertura di un conto di base, con obbligo di motivazione per i dinieghi.
✅ 2. Controlli pubblici e limiti chiari al potere discrezionale delle banche.
✅ 3. Sistemi di verifica proporzionati al profilo del cliente, non automatismi discriminatori.
✅ 4. Procedure di reclamo più rapide, trasparenti e vincolanti.
✅ 5. Revisione della normativa antiriciclaggio, per evitare abusi o interpretazioni eccessive.
📚 Riferimenti normativi e giurisprudenziali
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Direttiva UE 2014/92/UE, sul conto di pagamento di base
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D.Lgs. 37/2017, recepimento in Italia
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D.Lgs. 231/2007, antiriciclaggio
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Testo Unico Bancario, artt. 126-noviesdecies ss.
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Risoluzione del Parlamento Europeo del 10 marzo 2021 sul diritto all’inclusione finanziaria
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FATF Guidance on De-risking, 2016
✒️ Conclusione
Il diritto al conto corrente è oggi uno dei diritti fondamentali più disattesi. La discrezionalità delle banche, spesso basata su logiche aziendali o automatismi di rischio, si scontra con i principi di inclusione economica e trasparenza. Senza un intervento strutturale, il paradosso continuerà: un diritto riconosciuto sulla carta, ma negato nella realtà.

