La contestazione di una multa per uso del cellulare alla guida
La contestazione di una multa per uso del cellulare alla guida è un tema che genera spesso dubbi e frustrazioni, specialmente quando l’infrazione è stata accertata direttamente da un agente di polizia. In questi casi, il verbale di accertamento ha un valore probatorio rafforzato che rende la contestazione particolarmente difficile e, in molti casi, richiede l’utilizzo dello strumento della querela di falso.
Quanto vale la parola di un poliziotto in un verbale?
Il verbale di accertamento di una violazione al Codice della Strada, redatto da un pubblico ufficiale (come un agente di polizia municipale, stradale, carabinieri, ecc.) nell’esercizio delle sue funzioni, ha il valore di atto pubblico.
Ciò significa che quanto attestato dal pubblico ufficiale nel verbale fa piena prova, fino a querela di falso, relativamente:
- Ai fatti avvenuti in sua presenza: Ad esempio, che l’agente ha visto il conducente tenere il cellulare in mano e portarlo all’orecchio.
- Ai fatti da lui compiuti: Ad esempio, la regolarità della contestazione immediata o della notifica.
In pratica, la “parola” dell’agente messa per iscritto nel verbale gode di una presunzione di veridicità assoluta. Questo significa che il giudice deve considerare vero quanto attestato nel verbale, a meno che non venga provato il contrario tramite una procedura specifica e complessa: la querela di falso.
Cosa dice la Cassazione sulla multa per guida col cellulare?
La giurisprudenza della Corte di Cassazione è costante e consolidata in materia di multe per uso del cellulare alla guida accertate direttamente dall’agente. La Cassazione ha più volte ribadito che, in questi casi, la contestazione del trasgressore non può limitarsi a una semplice negazione del fatto nel ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace.
Per contestare efficacemente il verbale, affermando che il fatto non è avvenuto come descritto dal pubblico ufficiale (ad esempio, che non si stava utilizzando il cellulare o che era un altro oggetto), è necessario proporre una querela di falso contro il verbale stesso. Senza la querela di falso, le dichiarazioni dell’agente nel verbale mantengono la loro fede privilegiata e il ricorso ha scarse probabilità di successo.
Cos’è esattamente la querela di falso e a cosa serve?
La querela di falso è un procedimento giudiziario volto a contestare la veridicità di un atto pubblico (come il verbale di un pubblico ufficiale), sostenendo che esso è falso in tutto o in parte.
- A cosa serve: Serve a privare l’atto pubblico della sua “fede privilegiata” (ovvero, della presunzione di veridicità) e a dimostrare che i fatti attestati in esso non corrispondono al vero. Se la querela di falso viene accolta, l’atto pubblico perde il suo valore probatorio e non può più essere utilizzato come prova nel processo.
Come si avvia una querela di falso e chi decide?
La querela di falso è un procedimento che può essere avviato in due modi:
- In via principale: Con un’autonoma azione legale volta unicamente ad accertare la falsità dell’atto.
- In via incidentale: Questo è il caso più comune quando si contesta una multa. La querela di falso viene proposta all’interno del processo principale (quello per l’opposizione alla multa) davanti al giudice competente (ad esempio, il Giudice di Pace).
Procedura in via incidentale (nel processo di opposizione alla multa):
- Il soggetto che intende proporre la querela di falso deve dichiarare formalmente la propria volontà di proporla, personalmente o tramite difensore munito di procura speciale. La dichiarazione deve essere fatta in udienza o mediante atto scritto contenente gli elementi che configurano la falsità.
- Deve poi indicare le prove con cui intende dimostrare la falsità (ad esempio, testimonianze, documenti, perizie).
- Il Giudice di Pace (o il Tribunale, a seconda della competenza) che sta trattando il ricorso principale per la multa, valuta se la querela di falso è rilevante per la decisione della causa e se presenta elementi di serietà.
- Se il giudice ritiene la querela rilevante e seria, sospende il processo principale e rimette gli atti al Tribunale (anche se il processo principale è davanti al Giudice di Pace), che è l’unico giudice competente a decidere sulla querela di falso.
Chi decide: Sulla querela di falso decide il Tribunale (collegiale, ovvero composto da più giudici). Il giudizio sulla querela di falso è un vero e proprio processo, con oneri probatori stringenti.
Sospensione del processo principale
Come anticipato, una volta proposta e ammessa la querela di falso in via incidentale, il processo principale (quello per l’opposizione alla multa) viene sospeso. Questo significa che la decisione sulla multa non può essere presa finché il Tribunale non si sia pronunciato sulla veridicità del verbale.
Come si dimostra che un verbale è falso?
Dimostrare la falsità di un verbale è estremamente difficile. Non basta la semplice negazione del fatto o la testimonianza della parte interessata. È necessaria una prova rigorosa che smentisca quanto attestato dal pubblico ufficiale.
I mezzi di prova possono includere:
- Testimonianze: Di terzi (non coinvolti nel processo) che abbiano assistito al fatto e possano smentire quanto riportato nel verbale. Ad esempio, un passeggero che possa testimoniare che il conducente non stava usando il cellulare.
- Documenti: Ad esempio, tabulati telefonici che dimostrino che in quel momento il cellulare non era in uso o non stava effettuando chiamate (anche se questo non esclude la sola detenzione o l’uso di altre funzioni).
- Elementi oggettivi: Video, foto, registrazioni che possano smentire la ricostruzione dei fatti fatta dall’agente.
- Perizie: In casi particolari, perizie tecniche che possano evidenziare incongruenze.
- Indizi gravi, precisi e concordanti: La prova della falsità può anche essere raggiunta per via indiziaria, ma gli indizi devono essere particolarmente solidi.
È importante sottolineare che la querela di falso non serve a contestare la valutazione soggettiva dell’agente (es. se abbia “interpretato male” un movimento). Serve a contestare i fatti materiali che l’agente attesta di aver visto o compiuto.
La querela di falso è una procedura semplice?
Assolutamente no. La querela di falso è una procedura complessa, costosa e con un elevato rischio di soccombenza.
- Complessità: Richiede un processo separato davanti al Tribunale, con tutte le formalità procedurali che ne derivano.
- Costi: Prevede il pagamento di tasse giudiziarie elevate e spese legali significative.
- Rischio: Se la querela di falso viene respinta, il ricorrente (il trasgressore) può essere condannato non solo alle spese legali, ma anche a una pena pecuniaria (multa) per aver promosso un’azione infondata, oltre al pagamento della sanzione originale.
Per questi motivi, la querela di falso è un’azione che viene intrapresa solo in casi eccezionali, quando si hanno prove granitiche a disposizione e l’interesse a contestare il verbale è molto elevato (es. in caso di gravi sanzioni accessorie come la sospensione della patente per lungo tempo).
La querela di falso sospende i termini ordinari?
La proposizione della querela di falso in via incidentale sospende i termini del processo principale (quello per l’opposizione alla multa), ma non sospende i termini per l’impugnazione della multa stessa (es. i 60 giorni per presentare ricorso al Prefetto o i 30 giorni per il ricorso al Giudice di Pace). La querela di falso si inserisce in un ricorso già presentato entro i termini.
Conclusione
Contestare una multa per uso del cellulare alla guida accertata direttamente dall’agente è una sfida ardua. La “fede privilegiata” del verbale rende quasi obbligatoria la proposizione di una querela di falso per smentire i fatti attestati dal pubblico ufficiale.
Data la complessità, i costi e l’elevato rischio associato alla querela di falso, è fondamentale che chi intende intraprenderla si rivolga a un legale esperto per una valutazione approfondita delle prove disponibili e della concreta possibilità di successo. Nella maggior parte dei casi, la difficoltà di fornire una prova inconfutabile della falsità rende preferibile valutare altre strategie di ricorso, seppur con minori probabilità di successo sui fatti attestati, o accettare la sanzione.
