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Introduzione di una «tassa verde» o «handling fee» sui pacchi extra‑UE nell’ambito dell’e‑commerce

1. Contesto e motivazioni

Il mercato dell’e‑commerce ha registrato un’espansione molto rapida negli ultimi anni, soprattutto per le importazioni da Paesi terzi (extra‑UE). Secondo fonti UE citate dalla stampa, nel 2024 oltre 4,6 miliardi di pacchi provenivano da Paesi non UE, di cui circa il 91 % dalla Cina. 
Questo boom ha generato una serie di problemi politici, economici e ambientali:

  • Concorrenza sleale: merci a basso costo importate con costi doganali minimi o nulli, che sottraggono quote al commercio europeo e a quello nazionale.

  • Fuga da adempimenti e controlli: micro‑spedizioni sotto soglie doganali che rendono difficili i controlli su qualità, sicurezza, proprietà intellettuale.

  • Danni ambientali e logistici: maggior numero di spedizioni implica maggior trasporto internazionale, imballaggi, rifiuti, gestione doganale e sollecitazioni alle infrastrutture.

  • Necessità di coprire i costi delle autorità doganali: lo sviluppo di un “hub dati doganale” UE e l’eliminazione dell’esenzione doganale per pacchi sotto i 150 € richiedono nuove risorse di controllo e monitoraggio.

In questo quadro, l’idea di una «tax handling» o contributo per pacco extra‑UE nasce come strumento per:

  • finanziare attività di controllo e doganali;

  • ristabilire condizioni concorrenziali più equilibrate;

  • internalizzare i costi ambientali e logistici delle micro‑spedizioni.

Ad esempio, in Italia si sta valutando l’introduzione di un contributo fisso da circa 2 euro per ogni spedizione proveniente da Paesi terzi di valore dichiarato fino a 150 €.


2. Meccanismo della “handling fee” e modalità operative

2.1 Cosa si intende per handling fee

La «handling fee» è un contributo (non necessariamente una tassa nel senso tradizionale) applicato all’importazione di merci via e‑commerce da Paesi terzi, che serve a coprire costi amministrativi, doganali, di controllo e – correlatamente – ambientali.
Secondo fonti recenti: «importo variabile tra 0,50 e 2 euro a pacco».

2.2 Soggetti coinvolti

  • Il consumatore finale che acquista online da piattaforma extra‑UE potrebbe subire un incremento del costo.

  • Il mittente o il corriere/servizio postale che importa la merce verso l’UE dovrà gestire l’addebito del contributo.

  • Le autorità doganali nazionali/UE che incassano il contributo e lo utilizzano per coprire controlli, infrastrutture logistiche, monitoraggio qualità.

2.3 Modalità di applicazione

  • Il contributo potrebbe essere fisso per spedizione oppure variabile in funzione del peso, valore o categoria merceologica.

  • Potrebbe essere applicato alla dogana, al momento dello sdoganamento o tramite corriere che addebita al destinatario.

  • È prevista l’eliminazione dell’esenzione doganale per pacchi sotto 150 € di valore, che amplifica l’effetto della handling fee.

2.4 Finalità dichiarate

  • Ridurre la pressione sulle autorità doganali e fiscali.

  • Limitare il fenomeno delle micro‑spedizioni «low cost» difficili da controllare.

  • Contrastare la concorrenza sleale nei confronti degli operatori europei che sono sottoposti a costi, regolamentazioni, IVA, standard.

  • Promuovere maggiore sostenibilità ambientale (meno imballaggi, trasporto più efficiente).


3. Rischi, criticità e scenari aperti

3.1 Rischi per i consumatori

  • Un contributo fisso, anche di pochi euro, pesa in percentuale molto sul costo finale per beni di modico valore (es. 5 €). Secondo stime, l’imposizione potrebbe tradursi in un costo aggiuntivo di 9‑10 miliardi di euro l’anno per i consumatori europei.

  • Possibilità che l’incremento dei costi spinga i consumatori a cercare vie alternative (mercati grigi) o evasioni.

3.2 Criticità normative e di conformità UE

  • Deve essere garantita la compatibilità con la normativa UE in materia doganale e fiscale, in particolare il principio di non discriminazione fra operatori europei ed extra‑UE. Un contributo nazionale non coordinato potrebbe essere illegalmente discriminatorio. La tempistica: l’hub dati doganale UE previsto entrerà pienamente in vigore nel 2028, ma gli Stati membri spingono per un anticipo già dal 2026.

  • Rischio di “passaggio di costo” al consumatore finale e impatto sociale su acquisti di modico valore.

3.3 Limiti e potenziali effetti perversi

  • Potenziale aumento del costo logistico per operatori che dovranno gestire l’onere amministrativo del contributo.

  • Potrebbe penalizzare in modo eccessivo le fasce di consumatori a basso reddito e le micro‑compere occasionali.

  • Rischio di boicottaggio da parte dei mercati extra‑UE o di aumento dei traffici illeciti.

  • Possibili reazioni da parte delle piattaforme globali che potrebbero assorbire i costi o modificare la logistica, magari creando hub intra‑UE per aggirare l’imposizione.


4. Verso un percorso legislativo: che cosa cambia e quali passi

  • La misura è ancora allo studio: documento del Sole 24 Ore evidenzia che la micro‑tassa o contributo di 0,50‑2 euro è ancora in fase valutativa.

  • Italia sta valutando un emendamento alla Legge di Bilancio per il 2026, che prevede un contributo di 2 euro sui pacchi extra‑UE.

  • L’Ecofin dell’UE ha dato un accordo politico per eliminare l’esenzione doganale sotto i 150 € valore, aprendo la strada all’applicazione del contributo.

  • Occorre che venga definito se si tratta di imposta o contributo e chi abbia competenza normativa (livello nazionale/UE).

  • Necessario coordinamento con la due‑diligence ambientale e sociale (es. imballaggi, trasporto) per legittimare la «green component» della tassa.


5. Implicazioni strategiche per gli stakeholder

Per le imprese europee

  • Potrebbe rappresentare una parziale mitigazione della concorrenza sleale da operatori extra‑UE.

  • Necessario adeguarsi a nuovi adempimenti doganali e logistica più complessa.

Per i consumatori

  • Incremento costo degli acquisti extra‑UE di modico valore.

  • Possibile spostamento verso acquisti intra‑UE o marginazione delle micro‑spese.

Per i policy maker e i bandi Horizon

  • La misura rientra nelle strategie di economia circolare, sostenibilità logistica, digital trade e commercio equo.

  • Potenziali opportunità di ricerca sui modelli di tassazione delle micro‑spedizioni, sull’impatto ambientale del commercio elettronico e sull’efficacia delle misure di contrasto alla concorrenza sleale.


6. Conclusione

L’introduzione di una «tassa verde» o «handling fee» sui pacchi extra‑UE nel commercio elettronico rappresenta una svolta significativa nell’ecosistema dell’e‑commerce, con obiettivi ambientali, fiscali e anticompetitivi. Tuttavia, la strada è complessa: tra esigenze di conformità normativa europea, tutela dei consumatori, sostenibilità economica e ambientale, e l’impatto distributivo della misura. La realizzazione effettiva – e il suo successo – dipenderanno dalla coerenza del quadro normativo, dalla trasparenza nella destinazione del gettito e dall’adeguatezza degli strumenti di controllo.

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