ADICU Marche promuove ad Ancona il convegno sul libro “Il silenzio che non mi appartiene”: quando la narrazione del dolore diventa percorso di rinascita
Si è svolto il 7 marzo 2026 ad Ancona presso il Ridotto del Teatro delle Muse, il convegno promosso da ADICU Marche APS, dedicato alla presentazione del libro “Il silenzio che non mi appartiene”, un’opera intensa e multidisciplinare che affronta temi complessi e spesso taciuti quali l’abuso, i disturbi alimentari, il lutto e il disagio psicologico.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Comune di Ancona e con il contributo dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi delle Marche, ha rappresentato un importante momento di riflessione pubblica sul valore della narrazione autobiografica come strumento di consapevolezza, prevenzione e trasformazione personale.
Il libro, scritto a quattro mani, intreccia il racconto personale dell’autrice con l’analisi clinica e scientifica curata dalla dott.ssa Cristina Bruni, offrendo al lettore un percorso che unisce testimonianza, rigore metodologico e prospettiva terapeutica. L’opera non si limita a raccontare una storia di sofferenza, ma propone un vero e proprio modello di elaborazione del trauma fondato sull’integrazione tra vissuto personale e competenza clinica.
Al centro del volume vi è il concetto di “rinarrazione”, intesa non come semplice rievocazione del dolore, ma come processo di ricostruzione identitaria attraverso il quale l’esperienza traumatica viene trasformata in conoscenza condivisa e in possibilità di rinascita. Attraverso questo approccio, il ricordo del trauma si trasforma in un oggetto di indagine scientifica e sociale, capace di generare consapevolezza collettiva.
L’architettura del libro si fonda su una duplice dimensione: da un lato la dimensione autobiografica, che restituisce la verità emotiva della sofferenza legata a eventi traumatici quali abuso, perdita e lutto precoce; dall’altro la dimensione tecnico-scientifica, che interpreta tali esperienze alla luce delle traiettorie dello sviluppo psicologico e dei modelli clinici contemporanei.
In questa prospettiva, il sintomo – dai disturbi alimentari ai comportamenti autolesionistici – viene analizzato non come patologia isolata, ma come manifestazione fenomenologica di una sofferenza emotiva inespressa. Il corpo diventa dunque il luogo in cui il dolore trova una forma di comunicazione quando la parola non riesce ancora ad emergere.
Particolarmente potente è il simbolo scelto per la copertina del volume, una bocca cucita, ideata dal pubblicitario Mauro Mortaroli. L’immagine rappresenta metaforicamente il silenzio imposto dal trauma e dall’isolamento, ma allo stesso tempo richiama l’urgenza di rompere quella chiusura e restituire voce al vissuto interiore.
Il convegno ha sottolineato inoltre come il percorso di guarigione non possa essere affrontato in solitudine. Il processo terapeutico richiede infatti la presenza di un ecosistema relazionale, nel quale famiglia, professionisti della salute mentale e comunità sociale svolgono un ruolo determinante. La condivisione del dolore e la validazione reciproca diventano strumenti essenziali per trasformare il silenzio in parola e la sofferenza in consapevolezza.
L’evento ha assunto anche una dimensione artistica e performativa grazie alle coreografie di Chiara Cingolani e alle letture di Federico Fazioli, dimostrando come linguaggi espressivi quali la danza e la narrazione teatrale possano costituire un’estensione del percorso terapeutico, offrendo al corpo e all’emozione nuove modalità di espressione.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato come il disagio psicologico non riguardi esclusivamente l’universo femminile. Le più recenti evidenze cliniche mostrano infatti una crescita significativa delle forme di sofferenza psicologica anche tra gli uomini e i giovani, rendendo necessario un approccio inclusivo e multidisciplinare.
Per ADICU Marche, la promozione di iniziative culturali e scientifiche come questa rientra in un impegno più ampio volto alla tutela della dignità della persona e alla diffusione di una cultura della consapevolezza emotiva. La comunicazione del dolore, se accompagnata da strumenti clinici adeguati, può diventare un potente mezzo di prevenzione e di trasformazione sociale.
Il messaggio che emerge dal volume e dal convegno è chiaro: rompere il silenzio è il primo passo verso la guarigione. Attraverso il dialogo tra esperienza personale, metodo scientifico e partecipazione collettiva è possibile costruire percorsi autentici di rinascita, restituendo alla narrazione del dolore un valore terapeutico, sociale e umano.

