ADICU

Cosa succede se il datore di lavoro non ha versato i contributi? Guida ai rimedi per tutelare la pensione

Il mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali da parte del datore di lavoro è una violazione grave che può avere pesanti ripercussioni sulla futura pensione del dipendente e sull’accesso ad altre prestazioni INPS (malattia, disoccupazione, maternità, ecc.). Tuttavia, la legge offre al lavoratore diversi strumenti per tutelarsi.


Cosa rischio se il mio datore di lavoro non paga i contributi INPS?

Se il datore di lavoro non paga i contributi INPS, il lavoratore rischia principalmente:

  1. Mancata o ridotta pensione: I periodi per i quali i contributi non sono stati versati potrebbero non essere conteggiati ai fini del diritto e della misura della pensione, con il rischio di ritardare l’accesso alla pensione o di percepirne una di importo inferiore.
  2. Perdita di altre prestazioni INPS: Il mancato versamento contributivo può precludere o ridurre l’accesso a prestazioni come l’indennità di disoccupazione (NASpI), l’indennità di malattia, l’assegno di maternità, in quanto queste prestazioni sono legate al requisito contributivo.
  3. Difficoltà nella ricongiunzione o totalizzazione: In caso di carriere lavorative complesse, l’assenza di contribuzione per determinati periodi può rendere più difficile la ricongiunzione dei periodi assicurativi o la totalizzazione per ottenere la pensione.

Ho diritto alla pensione anche se i contributi non sono stati versati?

Sì, in molti casi sì. La legge italiana prevede il principio dell’automaticità delle prestazioni previdenziali (Art. 2116 Codice Civile e Art. 47 D.P.R. n. 639/1970). Questo significa che, salvo specifiche eccezioni, il lavoratore ha diritto alle prestazioni previdenziali (inclusa la pensione) anche se il datore di lavoro, pur avendo trattenuto la quota contributiva dalla busta paga, non l’ha versata all’INPS.

Il diritto alle prestazioni del lavoratore sorge per il solo fatto di aver regolarmente prestato attività lavorativa e di essere stato assicurato. L’INPS, in questi casi, deve comunque erogare la prestazione, salvo poi rivalersi sul datore di lavoro per recuperare i contributi non versati.

Attenzione: Questo principio vale purché i contributi non siano prescritti. Se sono prescritti, la situazione si complica e si ricorre ad altri strumenti (rendita vitalizia).


Cosa succede se l’INPS può ancora chiedere i contributi al datore?

Se i contributi non versati dal datore di lavoro non sono ancora prescritti, l’INPS ha il diritto e il dovere di agire per la loro riscossione.

  • Prescrizione ordinaria: La prescrizione per i contributi INPS è di cinque anni.
  • Prescrizione per gravi reati: Se il mancato versamento è dovuto a reati più gravi (come l’evasione contributiva con false dichiarazioni), la prescrizione può estendersi a dieci anni.
  • Interruzione della prescrizione: La prescrizione si interrompe con ogni atto formale di richiesta di pagamento da parte dell’INPS (avvisi di accertamento, cartelle esattoriali).

In questa fase, il lavoratore non deve fare nulla di particolare se non verificare la propria posizione contributiva. L’INPS provvede d’ufficio ad acquisire i contributi e a sanare la posizione. Il lavoratore è comunque tutelato dal principio di automaticità.


Che succede se i contributi non versati sono ormai prescritti?

Se i contributi non versati sono ormai prescritti (quindi sono trascorsi 5 o 10 anni dalla data in cui avrebbero dovuto essere versati e l’INPS non ha agito per la riscossione), il principio dell’automaticità delle prestazioni non si applica più. In questo caso, il lavoratore non ha automaticamente diritto a vedersi riconosciuti quei periodi contributivi ai fini pensionistici dall’INPS.

Tuttavia, il lavoratore non è del tutto privo di tutela e può ricorrere a due strumenti principali:

  1. Rendita vitalizia reversibile (a carico del datore di lavoro): Art. 13 della Legge n. 1338/1962.
  2. Risarcimento del danno (a carico del datore di lavoro).

Cos’è la rendita vitalizia e come funziona per i contributi prescritti?

La rendita vitalizia reversibile (Art. 13 Legge n. 1338/1962) è uno strumento che consente al lavoratore di recuperare i periodi contributivi prescritti, ma l’onere del pagamento di tale rendita ricade sul datore di lavoro inadempiente.

  • Finalità: Consente al lavoratore di riscattare i periodi di lavoro per i quali non sono stati versati i contributi a causa di omissione o evasione del datore di lavoro, e che sono ormai prescritti.
  • Procedura: Il lavoratore deve presentare domanda all’INPS. L’INPS calcola il valore della rendita necessaria a coprire i contributi mancanti e, se riconosce il diritto, ne chiede il pagamento al datore di lavoro.
  • A carico di chi: La rendita è interamente a carico del datore di lavoro che ha omesso il versamento.
  • Effetto: Una volta che la rendita viene costituita e versata all’INPS dal datore di lavoro (o dal lavoratore che poi si rivale sul datore), i periodi contributivi “riscattati” vengono accreditati sulla posizione del lavoratore, contribuendo al raggiungimento del diritto e della misura della pensione.

Posso chiedere i danni al datore se perdo parte della pensione?

Sì, il lavoratore può chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro se a causa del mancato versamento dei contributi (e della loro successiva prescrizione) ha subito un danno alla sua posizione previdenziale, come la perdita di parte della pensione o il ritardo nell’accesso alla stessa.

  • Natura del danno: Il danno risarcibile è la differenza tra l’importo della pensione che il lavoratore avrebbe percepito se i contributi fossero stati regolarmente versati e l’importo effettivo che percepirà, o il danno derivante dal ritardo nel pensionamento.
  • Come si agisce: Il lavoratore deve agire in sede civile contro il datore di lavoro. La prova del danno e del nesso causale tra l’omissione contributiva e il danno spetta al lavoratore.

Come funziona la nuova rendita vitalizia a carico del lavoratore?

La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto una nuova possibilità di costituzione della rendita vitalizia, in base all’Art. 23 del Decreto Legge n. 4/2019 (convertito con Legge n. 26/2019), ma solo per i lavoratori che hanno aderito alla pensione quota 100/102/103.

Questa nuova disposizione, che è stata interpretata come una deroga al principio generale dell’Art. 13 Legge n. 1338/1962 (che pone l’onere sul datore), consente al lavoratore che si trova in una delle seguenti situazioni:

  • Mancato versamento di contributi INPS da parte del datore di lavoro.
  • Prescrizione dei contributi non versati.
  • Mancanza di requisiti contributivi per l’accesso a “Quota 100/102/103” a causa di tali omissioni.

Di poter versare direttamente all’INPS il costo della rendita vitalizia necessaria a coprire i contributi mancanti.

  • Meccanismo di costituzione della rendita (a carico del lavoratore):
    • Il lavoratore presenta domanda all’INPS.
    • L’INPS calcola l’onere della rendita necessaria a coprire i contributi prescritti.
    • Il lavoratore paga direttamente all’INPS tale onere.
    • Una volta pagata la rendita, i periodi contributivi vengono regolarizzati.
    • Importante: Anche se il lavoratore anticipa il costo della rendita, ha comunque il diritto di rivalersi sul datore di lavoro per ottenere il rimborso di quanto versato. Questa nuova disposizione è una facilitazione per il lavoratore che vuole accedere a “Quota 100/102/103” senza attendere il recupero crediti da parte dell’INPS nei confronti del datore.

In sintesi, perdo la pensione se il datore non versa i contributi?

No, non la perdi automaticamente.

  • Se i contributi non sono prescritti: Hai diritto all’automaticità delle prestazioni. L’INPS deve comunque erogare la pensione (e le altre prestazioni) e si rivale sul datore di lavoro.
  • Se i contributi sono prescritti: Non hai più diritto all’automaticità, ma puoi comunque recuperare i periodi mancanti tramite la rendita vitalizia (il cui costo è a carico del datore di lavoro, anche se tu puoi anticiparlo per accedere a “Quota 100/102/103”) o chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro.

In ogni caso, la responsabilità del mancato versamento è del datore di lavoro, e il lavoratore ha strumenti per tutelare la propria posizione previdenziale.


Come faccio a sapere se il datore versa i contributi e come mi difendo?

È fondamentale che il lavoratore controlli periodicamente la propria posizione contributiva per accertarsi che il datore di lavoro stia versando regolarmente i contributi.

  1. Estratto Conto Contributivo (ECC): È lo strumento principale. Puoi richiederlo e consultarlo online sul sito dell’INPS (se hai SPID, CIE o CNS), presso i Patronati o le sedi INPS. L’ECC riassume tutti i contributi versati e accreditati a tuo nome nel corso della tua vita lavorativa. Controllalo almeno una volta all’anno.
  2. Buste paga: Ogni busta paga deve indicare le trattenute previdenziali e assistenziali. Controlla che le voci siano presenti e corrispondenti al tuo inquadramento. Tuttavia, la presenza delle trattenute in busta paga non garantisce l’effettivo versamento all’INPS.
  3. Certificazione Unica (CU): La CU che il datore ti rilascia annualmente riporta l’ammontare dei contributi previdenziali e assistenziali versati.

Come difendersi se scopri omissioni:

  1. Sollecitare il datore di lavoro: Invia una raccomandata A/R o una PEC al datore di lavoro chiedendo la regolarizzazione della tua posizione contributiva.
  2. Segnalazione all’INPS: Se il datore non provvede, puoi e devi segnalare l’omissione contributiva all’INPS (tramite un Patronato o direttamente). L’INPS avvierà un’ispezione e, se accerta l’omissione, richiederà il pagamento dei contributi (se non prescritti) con sanzioni.
  3. Diffida di adempiere e vertenza sindacale/legale: Puoi rivolgerti a un sindacato o a un avvocato giuslavorista per inviare una diffida di adempiere al datore e, se necessario, avviare una vertenza legale per ottenere il versamento dei contributi o, se prescritti, la costituzione della rendita vitalizia o il risarcimento del danno.
  4. Azione legale per la rendita vitalizia o risarcimento: Se i contributi sono prescritti e il datore non intende provvedere spontaneamente, l’unica strada è l’azione legale per ottenere la condanna del datore alla costituzione della rendita vitalizia o al risarcimento del danno. La prescrizione per l’azione di risarcimento del danno è di dieci anni dal momento in cui il danno si è manifestato (solitamente, al momento della domanda di pensione o di altra prestazione INPS).

Agire tempestivamente è fondamentale per tutelare i propri diritti e assicurarsi una pensione adeguata.


Scopri di più da ADICU aps

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da ADICU aps

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere