Scatta l’allarme per il mondo dell’editoria italiana
1. Il reclamo della FIEG ad AGCOM: motivo e fondamento
a) Il reclamo
La FIEG ha presentato un reclamo formale all’AGCOM, in qualità di autorità nazionale competente in materia di servizi digitali, contro il servizio “AI Overviews” di Google.
Secondo il reclamo:
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il servizio “sintetizza risposte con l’AI” direttamente nelle pagine dei risultati, senza che l’utente debba cliccare sui siti originali, sottraendo così traffico alle testate editoriali.
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la FIEG definisce Google “traffic killer”, cioè un attore che “uccide” il traffico ai siti d’informazione.
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più recentemente, la funzione AI Mode – che “elimina” la presenza dei risultati tradizionali lasciando la pagina centrale alle risposte AI – è anch’essa oggetto di critica nel reclamo.
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la FIEG sostiene che Google violerebbe disposizioni chiave del regolamento DSA (Digital Services Act), tra cui quelle relative a trasparenza, non discriminazione e pluralismo dell’informazione.
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la federazione degli editori chiede anche che venga attivata un’istruttoria europea, tramite la Commissione, per valutare la conformità di tali pratiche al DSA.
Quindi la mossa è duplice: agire a livello nazionale (reclamo all’AGCOM) e sollecitare un intervento regolamentare europeo (apertura di procedimento UE sotto DSA).
b) Ruolo di AGCOM e coordinatori DSA nazionali
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AGCOM, in quanto Autorità Garante per le Comunicazioni, funge da Coordinatore nazionale dei servizi digitali, cioè ha il compito di applicare certe disposizioni del DSA in Italia in relazione ai grandi operatori digitali nazionali o alle questioni relative al mercato italiano.
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Il reclamo richiama la competenza di AGCOM per intervenire nelle pratiche che “violano le regole fondamentali” del DSA nel contesto dell’ecosistema informativo italiano.
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Gli editori europei, tramite l’ENPA (European Newspaper Publishers’ Association), starebbero coordinando iniziative analoghe in altri Paesi, chiedendo che i Coordinatori digitali nazionali presentino analoghi reclami e che la Commissione europea apra indagini generali.
In sintesi: la FIEG contesta che Google, mediante AI Overviews e AI Mode, sottrae rilevanza ai contenuti editoriali, riduce traffico e visibilità, e agisca potenzialmente in contrasto con obblighi regolamentari del DSA.
2. Google come “traffic killer”: la fine del clic
a) Meccanismo di sottrazione del clic
Il concetto di “traffic killer” implica che la funzione AI Overviews risponda all’utente in modo completo e autonomo, nel contesto della SERP (Search Engine Results Page), senza necessità di cliccare sul sito che ha prodotto il contenuto originale. In tal modo:
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l’utente non “passa” via al sito editoriale;
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il click-through rate (CTR) verso le fonti originali diminuisce drasticamente;
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la visibilità e l’indicizzazione SEO perdono valore economico.
Nella nota tecnica allegata al reclamo, la FIEG afferma che Google “antepone le sue risposte” alle interrogazioni degli utenti e integra queste risposte all’interno dei risultati, riducendo la spinta al clic.
Con l’AI Mode, il rischio è più grave: i link alle fonti restano relegati in colonna laterale, mentre la pagina principale è dominata dalla risposta sintetica AI. Ciò intensifica l’effetto di “eliminazione del mezzo”: l’utente nemmeno vede il link, o lo vede marginalizzato.
Questa dinamica rompe il tradizionale modello del motore di ricerca, che agiva come “indirizzatore” verso le fonti, e trasforma Google stesso in fornitore diretto di contenuto, in concorrenza con editori.
b) Impatto sul modello economico editoriale
La visibilità ridotta si traduce in:
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minor traffico verso siti editoriali e testate giornalistiche;
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diminuzione delle impression pubblicitarie, che sono proporzionali al traffico;
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perdita di valore del SEO e dell’indicizzazione;
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difficoltà di sostenere il modello economico editoriale basato su pubblicità e abbonamenti.
Gli editori denunciano che se la distribuzione del contenuto è compressa in AI Overviews, il “valore del giornalismo” rischia di essere sfruttato gratis, senza riconoscimento economico.
3. Il danno economico e il rischio disinformazione
a) Danno economico e modello predatorio
Il reclamo collega direttamente la riduzione del traffico con la mancata monetizzazione, accusando Google di operare un modello che estrae valore non pagando per i contenuti, cioè una forma di “sequestro” del contenuto multimediale.
Si prospetta un conflitto di modelli: un motore di ricerca che produce risposte proprie anziché veicolare altrui contenuti sottrae spazio economico agli editori.
Secondo il reclamo, si configura una sorta di concorrenza sleale digitale, poiché Google si appropria indirettamente del lavoro di informazione altrui e lo rende disponibile senza remunerazione.
b) Rischio di disinformazione e pluralità
Oltre all’aspetto economico, il reclamo richiama un tema fondamentale: la pluralità dell’informazione e la trasparenza delle fonti. Se l’utente riceve sintesi AI, senza conoscere da dove proviene l’informazione, si può:
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ridurre la trasparenza della fonte (il risultato AI può sintetizzare contenuti senza attribuzione adeguata);
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favorire l’omogeneizzazione dell’informazione, con possibile rischio di filtro delle opinioni indipendenti;
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agevolare fenomeni di disinformazione, in quanto l’AI può errar interpretare, decontestualizzare o sintetizzare in modo parziale i contenuti.
Il reclamo sostiene che Google, gestendo il “primo punto di contatto con l’utente”, ha una responsabilità sistemica rispetto alla qualità e pluralità dell’informazione nel dibattito pubblico.
4. Violazioni potenziali del Digital Services Act
Il reclamo si basa sull’asserita violazione di disposizioni essenziali del DSA, che impone obblighi stringenti alle Very Large Online Platforms / Search Engines (VLOP / VLOSE). Alcuni punti chiave:
a) Obblighi di trasparenza e ranking
Il DSA impone che i motori di ricerca e le piattaforme rendano trasparenti i criteri di ranking, le logiche algoritmiche e i ragionamenti dietro i suggerimenti. L’inserimento di risposte AI sintetiche, che modificano l’ordine dei risultati o inseriscono risposte proprie, può violare l’obbligo di trasparenza e il principio di non discriminazione tra servizi.
b) Pluralismo, non discriminazione e indebitivo vantaggio
Le piattaforme non possono favorire propri servizi rispetto a quelli di terzi. Se Google – attraverso AI Overviews – mette le sue risposte in prima visione a scapito dei contenuti editoriali, può configurarsi un vantaggio indebito e una distorsione della concorrenza editoriale.
Il DSA prevede rimedi che possono includere obblighi correttivi, sanzioni e misure per mitigare i rischi sistemici.
c) Responsabilità per contenuti, contesto e affidabilità
Il DSA prevede che le piattaforme debbano mitigare rischi sistemici, tra cui la disinformazione, e garantire che i contenuti siano attribuiti correttamente alle fonti. L’uso di AI che sintetizza contenuti senza trasparenza può essere considerato in violazione degli obblighi di diligenza e governance dei rischi.
Il reclamo chiede che AGCOM e la Commissione aprano un’istruttoria per verificare se Google abbia infranto tali obblighi nel contesto italiano, e che siano adottate misure correttive globali.
5. Il giornalismo sfruttato a costo zero
Un tema centrale che emerge dal reclamo è quello del paradosso del valore del giornalismo: il contenuto giornalistico è prodotto con costi (redazione, verifiche, ricerche, licenze) ma Google – integrando tali contenuti con l’IA – può offrire risposte sintetiche gratuitamente, senza partecipare ai costi.
Questo crea una asimmetria nel valore, in cui:
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gli editori sostengono costi di produzione e distribuzione;
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Google trae beneficio dalla “leggibilità” dei contenuti, li sintetizza e monetizza (ad es. tramite pubblicità o miglior posizionamento), senza riconoscere compensi agli editori.
Secondo la FIEG, ciò mina la sostenibilità economica del giornalismo, l’autorevolezza delle fonti e la pluralità informativa nell’ecosistema digitale.
6. Prospettive e scenari futuri: verso una semplificazione normativa
a) L’auspicio di un equilibrio
Il reclamo della FIEG sottolinea che, pur riconoscendo il valore dell’intelligenza artificiale, è necessario che l’adozione di soluzioni AI avvenga in armonia con i diritti editoriali, con remunerazione equa, con trasparenza algoritmica e con misure di compensazione per il traffico sottratto.
Viene chiesta una semplificazione regolatoria e una maggiore chiarezza normativa sul confine tra servizio di ricerca e servizio di risposta AI, affinché non si generi un effetto “traffic killer” incontrollato.
b) Possibili esiti
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AGCOM potrebbe avviare un’istruttoria nazionale e imporre misure correttive nei confronti di Google Italia.
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La Commissione UE, su sollecito degli Stati membri o su iniziativa propria, potrebbe aprire un procedimento DSA nei confronti di Google per violazioni sistemiche.
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Modifiche normative europee potrebbero introdurre obblighi di condivisione dei ricavi con gli editori, simili al meccanismo del diritto d’autore digitale (direttiva Copyright), ma adattato alle AI summary.
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Potrebbero emergere modelli di opting-out per editori dall’inclusione in AI Overviews, con garanzie che il sito permane indicizzato senza fornire il contenuto dell’articolo all’algoritmo.
✅ Conclusione
Il reclamo della FIEG ad AGCOM marca un punto di frattura cruciale tra innovazione digitale basata sull’AI e diritti editoriali protetti dal DSA e da regolazioni nazionali. Google, mediante AI Overviews e AI Mode, è contestata per aver trasformato il motore di ricerca in un fornitore diretto di contenuti, sottraendo traffico e visibilità agli editori, con conseguenze economiche gravi. Il reclamo richiama la necessità di un intervento regolamentare europeo e nazionale per ristabilire un equilibrio sostenibile fra l’uso dell’AI e la tutela della pluralità, del valore del giornalismo e dei diritti degli editori.

