Il Tuo Certificato di Laurea Non È Più al Sicuro?
Il Garante Privacy: accessibile a terzi se c’è interesse pubblico
⚖️ 1. Il fatto: la richiesta del certificato di laurea di un terzo, e il via libera del Garante
La questione nasce da un caso concreto:
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Un cittadino ha chiesto a un’Università pubblica copia del certificato di laurea di una persona terza, coinvolta in un concorso pubblico e oggetto di una segnalazione alla Procura per una laurea sospetta.
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L’Università inizialmente si è opposta, invocando la tutela della privacy del laureato.
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Ma il Garante Privacy ha stabilito che, in presenza di un interesse pubblico rilevante, l’Ateneo è obbligato a rilasciare il certificato, anche senza il consenso dell’interessato.
🛑 Una svolta significativa, che mette in discussione la riservatezza “assoluta” dei titoli di studio.
📜 2. Il quadro normativo: accesso civico e interesse pubblico
🧾 Accesso civico “generalizzato” (D.Lgs. 33/2013, art. 5)
Il diritto di “accesso civico generalizzato” consente a chiunque, senza motivazione, di richiedere documenti o dati in possesso della PA, purché la richiesta serva a garantire la trasparenza, il buon andamento o la prevenzione della corruzione.
Ma l’accesso civico non è illimitato: va bilanciato con il diritto alla protezione dei dati personali, ai sensi del Regolamento Europeo GDPR e del Codice Privacy italiano (D.Lgs. 196/2003).
⚖️ Quando prevale l’interesse pubblico?
Secondo il Garante, l’accesso può essere concesso se ricorrono queste condizioni:
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Contesto di interesse pubblico rilevante: come un concorso pubblico o un’inchiesta penale.
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Ruolo pubblico del soggetto coinvolto: es. funzionario, candidato, professionista che agisce in ambito istituzionale.
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Finalità di trasparenza o controllo diffuso: es. verifica dei requisiti per accedere a cariche pubbliche.
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Precedente esposizione mediatica: se il fatto è già noto pubblicamente, la tutela della riservatezza si riduce.
📌 In questi casi, il principio della trasparenza amministrativa può prevalere sulla privacy individuale.
🧠 3. Il ragionamento del Garante: cosa conta davvero
Il Garante ha fondato la sua decisione su tre elementi chiave:
✅ a) La finalità dell’accesso
Il richiedente non ha agito per curiosità, ma per verificare la legittimità di una laurea sospetta, potenzialmente decisiva per un incarico pubblico.
✅ b) L’interesse pubblico prevalente
Il certificato era funzionale a valutare la regolarità di un concorso pubblico, ovvero un procedimento di rilievo istituzionale. Quindi, l’accesso è giustificato e proporzionato.
✅ c) La visibilità pregressa della notizia
La laurea in questione era già oggetto di attenzione mediatica e giudiziaria. Secondo il Garante, la persona interessata non poteva aspettarsi una tutela “piena” della riservatezza su un dato già reso pubblico in modo sostanziale.
💡 Conclusione del Garante: in presenza di un interesse civico rilevante, la pubblica amministrazione non può opporre la privacy per negare l’accesso al certificato di laurea.
❗ 4. Implicazioni: fine della riservatezza “assoluta” del titolo di studio
La decisione segna un cambio di paradigma importante:
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I titoli di studio non sono più sempre dati “sensibili” e riservati.
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Se utilizzati in contesti pubblici (concorsi, incarichi, appalti), possono diventare accessibili, anche a richiesta di cittadini privati.
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Non serve il consenso del titolare del titolo, se il trattamento è giustificato da un motivo di interesse pubblico concreto.
🛑 Ma attenzione: questo non legittima la diffusione indiscriminata. L’accesso deve essere motivato, documentato e bilanciato.
🛡️ 5. Quali tutele restano per l’interessato?
Chi si vede “esposto” da una richiesta di accesso a dati come il certificato di laurea non è del tutto privo di tutele. Può:
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Opporsi formalmente alla richiesta, allegando motivi legittimi (es. rischio per la sicurezza personale);
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Richiedere un riesame da parte dell’ente o dell’amministrazione (art. 5 comma 7, D.Lgs. 33/2013);
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Presentare reclamo al Garante Privacy o ricorso al TAR.
Tuttavia, il margine di opposizione si riduce drasticamente se l’interesse pubblico è concreto e documentato.
🔚 Conclusioni: la trasparenza vince (quasi) sempre
La decisione del Garante segna un passaggio simbolico e giuridico importante:
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Il titolo di studio non è più un dato sempre coperto da riservatezza assoluta, soprattutto se utilizzato per ottenere vantaggi o incarichi nella sfera pubblica.
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La trasparenza amministrativa viene riconosciuta come valore costituzionalmente rilevante, capace di prevalere sulla privacy in contesti ben delimitati.
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Gli Atenei pubblici non possono più opporre automatismi di segretezza quando vi è un’esigenza civica fondata.

