Cass. civ., sez. V, ord. 15 maggio 2025, n. 13027
Massima
In tema di accertamento fiscale, la mera percezione di somme da parte del contribuente non giustifica l’applicazione del principio di cassa in luogo del principio di competenza, previsto dall’art. 109 del TUIR.
Costituisce vizio di diritto la decisione della Commissione Tributaria che imputa a un esercizio componenti reddituali riferibili ad annualità precedenti, sulla sola base dell’incasso.
Il principio di competenza, che governa la determinazione del reddito d’impresa, impone di imputare ricavi e costi all’esercizio in cui sorge il titolo giuridico che ne giustifica l’esistenza, purché ne siano accertabili la certezza e la determinabilità oggettiva.
È pertanto nulla la rettifica dell’imponibile fondata su un errato criterio temporale di imputazione del reddito.
Commento
Principio di competenza vs. principio di cassa nella determinazione del reddito d’impresa: limiti e corretto inquadramento temporale
1. Oggetto della controversia
L’ordinanza in commento affronta un tema centrale della fiscalità d’impresa: l’individuazione del corretto periodo d’imputazione dei componenti positivi di reddito.
La questione riguarda la corretta applicazione del principio di competenza economica – e non del principio di cassa – quale criterio temporale guida per la determinazione del reddito d’impresa, ai sensi dell’art. 109 del TUIR (d.P.R. 917/1986).
Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria aveva imputato a un determinato anno d’imposta un ricavo percepito in quell’anno, pur essendo lo stesso riferibile a prestazioni o rapporti sorti in esercizi precedenti.
La C.T.R., accogliendo tale impostazione, aveva giustificato la rettifica sulla base della data dell’incasso.
2. La decisione della Corte: i principi affermati
La Cassazione ha cassato la sentenza d’appello, ribadendo con chiarezza i seguenti principi fondamentali:
a) Il reddito d’impresa si determina per competenza, non per cassa
Il sistema fiscale italiano, per i soggetti in contabilità ordinaria (come le imprese), prevede l’applicazione del principio di competenza economica (art. 109, commi 1 e 2, TUIR), in base al quale:
«I ricavi, i proventi, i costi e gli oneri concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui maturano, indipendentemente dalla percezione o pagamento.»
In altri termini, la data dell’incasso è irrilevante, se il ricavo è giuridicamente sorto (cioè esiste il titolo) in un esercizio precedente.
b) Condizioni per l’imputazione per competenza
Affinché un ricavo o costo sia imputato a un dato esercizio, devono sussistere due condizioni cumulative:
-
Certezza del diritto a percepire il ricavo;
-
Determinabilità oggettiva dell’importo.
Entrambe devono verificarsi nell’esercizio in cui si intende imputare fiscalmente il componente reddituale. In assenza, l’imputazione deve essere posticipata.
c) Errore di diritto della C.T.R. nel seguire il criterio di cassa
Secondo la Corte, la decisione della Commissione Tributaria Regionale si fonda su un errato presupposto giuridico, cioè il ricorso al criterio di cassa in luogo di quello di competenza, applicabile invece solo a particolari soggetti (professionisti, ex art. 54 TUIR).
Questo comporta una violazione di legge, censurabile in sede di legittimità, poiché incide direttamente sul criterio normativo di imputazione temporale del reddito.
3. Rilievi sistematici e operativi
La pronuncia si inserisce in un orientamento costante della Corte di Cassazione che riafferma la centralità del principio di competenza per le imprese, anche quando vi siano incertezze sulle date di incasso o pagamento (cfr. Cass. 13162/2023; Cass. 28795/2020).
Conferma inoltre che:
-
l’Amministrazione finanziaria non può fondare l’accertamento sulla base della sola percezione monetaria;
-
il contribuente ha diritto di vedere imputati i ricavi nell’esercizio di maturazione del diritto e non in quello in cui, eventualmente, vi sia stato un ritardo nell’incasso.
4. Profili di rilevanza pratica
Questa sentenza è rilevante per tutte le imprese soggette al regime di contabilità ordinaria, specie in contesti come:
-
ritardi nei pagamenti da parte di clienti pubblici o privati;
-
ricavi derivanti da contratti pluriennali (appalti, consulenze, ecc.);
-
situazioni di incertezza su rimborsi o provvigioni.
In tali casi, è fondamentale per il contribuente:
-
documentare l’effettivo momento di maturazione del credito;
-
dimostrare l’esistenza di un titolo giuridico certo nell’esercizio cui intende imputare il ricavo.
5. Conclusioni
L’ordinanza n. 13027/2025 ribadisce che:
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il principio di competenza è la regola fondamentale per la determinazione del reddito d’impresa;
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la mera percezione monetaria non può giustificare l’imputazione fiscale se il titolo giuridico è sorto in un periodo precedente;
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eventuali rettifiche fondate sull’incasso, senza tenere conto della competenza, sono affette da vizio di diritto.
La pronuncia si pone come utile guida per giudici tributari, professionisti e contribuenti nel garantire uniformità interpretativa e certezza giuridica nella gestione dei redditi d’impresa.

