L’introduzione di nuove regole in materia di recensioni online
L’introduzione di nuove regole in materia di recensioni online – che fissano termini stringenti sia sotto il profilo temporale che documentale – rappresenta un passaggio giuridicamente significativo nel contesto della tutela del consumatore digitale e della regolazione del mercato elettronico. Tali modifiche mirano a garantire trasparenza, veridicità e lealtà nelle dinamiche di interazione tra consumatori e operatori economici, conformemente ai principi fondamentali sanciti dal Codice del Consumo, nonché ai recenti orientamenti normativi europei, in particolare alla luce del Digital Services Act (DSA) e della Direttiva (UE) 2019/2161, c.d. “Omnibus”.
Vediamo in dettaglio il quadro giuridico e applicativo di tali disposizioni.
1. Le nuove coordinate: tempo e autenticità
Secondo le nuove regole, sarà possibile pubblicare una recensione su un prodotto o servizio solo entro 30 giorni dall’acquisto o dalla fruizione dello stesso. Tale limite temporale ha una duplice finalità giuridica:
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evitare recensioni postume o strumentali, che potrebbero derivare da esperienze indirette o da intenti diffamatori;
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preservare l’immediatezza della percezione e dell’esperienza del consumatore, migliorando così l’attendibilità del feedback fornito.
Inoltre, le recensioni avranno validità per un massimo di 2 anni, dopo i quali non saranno più visibili, né potranno essere utilizzate come elementi probatori in controversie o valutazioni comparative. Ciò introduce un concetto di “perenzione digitale”, coerente con il principio di aggiornamento e tempestività dell’informazione ai consumatori.
2. La prova dello scontrino: autenticazione attraverso documento fiscale
Altro elemento centrale è l’introduzione dell’obbligo di allegazione dello scontrino fiscale o della ricevuta elettronica quale condizione per la pubblicazione della recensione. L’obiettivo è arginare il fenomeno delle recensioni false o pilotate, che alterano il corretto funzionamento del mercato, generano pratiche commerciali scorrette e ledono il principio di concorrenza leale.
In termini giuridici:
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si tratta di una misura di autenticazione probatoria ex ante, in quanto serve a dimostrare il legame diretto tra consumatore e transazione;
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rappresenta un rafforzamento del principio di veridicità delle pratiche commerciali, già codificato all’art. 21 del Codice del Consumo, che vieta le dichiarazioni ingannevoli o non verificabili;
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costituisce uno strumento di autodichiarazione qualificata, che consente alla piattaforma di assolvere all’obbligo di diligenza previsto dalle nuove normative europee sui servizi digitali.
È importante notare che non è richiesto l’uso dell’identità personale del recensore, superando quindi il dibattito sull’anonimato. L’identificazione avviene tramite prova documentale della transazione, non con dati anagrafici: ciò salvaguarda la privacy, in linea con il GDPR, e al tempo stesso assicura tracciabilità.
3. L’addio all’ID personale come obbligo sistemico
Con il nuovo assetto normativo, viene eliminato l’obbligo di fornire un’identificazione personale diretta (ID) per poter lasciare una recensione, sostituito appunto dall’obbligo di allegare uno scontrino, fattura o prova digitale dell’acquisto. Questo cambio di paradigma:
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alleggerisce gli adempimenti burocratici per gli utenti;
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riduce il rischio di violazioni della normativa privacy (artt. 5-6 GDPR);
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responsabilizza le piattaforme, che dovranno attivare sistemi di verifica documentale preventiva.
Dal punto di vista delle piattaforme digitali, ciò comporta obblighi di controllo e filtro delle recensioni pubblicabili, nonché l’adozione di meccanismi di moderazione algoritmica conformi al DSA.
4. La “data di scadenza” delle recensioni
L’introduzione della validità biennale delle recensioni impone una gestione dinamica del contenuto da parte delle piattaforme. Dopo 24 mesi:
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le recensioni non potranno più essere visualizzate dal pubblico;
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non potranno essere utilizzate in campagne promozionali o nelle valutazioni comparative automatizzate;
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non avranno valore probatorio in sede di contenzioso tra consumatore e impresa, salvo che il consumatore ne conservi copia integrale.
Tale previsione risponde alla ratio di garantire l’attualità delle informazioni e di evitare l’utilizzo strumentale di giudizi ormai desueti o riferiti a un servizio non più corrispondente alle condizioni originarie.
Conclusioni
L’intervento regolatorio sulle recensioni online comporta un riequilibrio tra libertà di espressione e tutela della trasparenza commerciale, ponendosi come una misura innovativa di contrasto alle pratiche scorrette nel mercato digitale.
Dal punto di vista giuridico:
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rafforza la posizione del consumatore veritiero e consapevole, distinguendolo da chi agisce per pregiudizio, impulso o interesse personale;
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impone agli operatori digitali obblighi di diligenza e tracciabilità dell’informazione utente-generata (user generated content);
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consente una valutazione oggettiva della reputazione commerciale, utile anche in sede di conciliazione o contenzioso.
Il legislatore, dunque, opera un delicato bilanciamento tra la libertà di recensione e l’esigenza di certificare la genuinità del giudizio, ridisegnando un ecosistema digitale più trasparente e giuridicamente affidabile.

